La legge sul Testamento biologico rischia di introdurre l’eutanasia

ELUANA, primo piano.jpgNel secondo anniversario della morte di Eluana -tanti hanno parlato di “uccisione” e noi siamo assolutamente daccordo sull’uso di quel termine- proponiamo un interessante articolo di Benedetta Frigerio apparso sul numero del 29 gennaio del Settimanale Tempi. Nell’introdurre l’articolo viene posta la seguente introduzione: “La legge è in calendario alla Camera a inizio febbraio. E’ già stata approvata dal Senato. La legge si allarga fino a comprendere non solo i malati in stato di coma ma anche quelli terminali (ricordiamo che Eluana Englaro non era una malata terminale). Il fiduciario, poi, ha un ruolo sproporzionato che può portare se non all’eutanasia attiva, sicuramente a quella per omissione di cure” . Ricordiamo, con affetto e preghiera, Eluana.

Ecco il testo dell’articolo:

In un film del 1965, La decima vittima, il protagonista, un giovanissimo Marcello Mastroianni, è costretto a tenere nascosti i suoi genitori. Questo perché nella pellicola fantascientifica gli anziani vanno consegnati ai “centri raccolta per vecchi” gestiti dallo Stato. La storia, tra l’ironico e il grottesco, prospettava un futuro così. La donna che cerca di rapire i genitori davanti all’opposizione del protagonista gli chiede: «Ma che se ne fa dei suoi genitori? Perché non li consegna allo Stato?». Lui risponde che «in Italia li teniamo ancora nascosti». Lei si stupisce, trovando «incredibile un senso filiale tanto vivo». E chiede stranita all’attore se «ama davvero tanto i suoi genitori?».

Il film non sarà così lontano dalla realtà, se la legge in calendario alla Camera a inizio febbraio, e già approvata dal Senato sul Testamento biologico, dovesse passare. Inoltre, se già il vecchio ddl passato al Senato era poco realistico, nonostante la buona fede, ora con i nuovi emendamenti approvati la norma si fa grave. Innanzitutto, si è allargata la legge dai malati in stato di coma a tutti quelli terminali. Il fiduciario, poi, ha un ruolo sproporzionato che può portare se non all’eutanasia attiva, sicuramente a quella per omissione di cure.

Vediamo gli articoli più controversi. Innanzittutto, l’articolo 5 ai commi 6 e 7
prevede che «il tutore possa decidere per l’interdetto, il curatore per l’inabilitato, l’amministratore di sostegno per l’assistito, i genitori per i figli minori». Ciò significa che quello che è capitato ad Eluana potrà capitare a molti altri. Per i medici infatti è «vietato somministrare terapie» in mancanza di consenso, tanto che se manca si dovranno riferire ai giudici. I rappresentanti possono rifiutare anche terapie salvavita: l’articolo 2,3 dice che questi soggetti possono «rinunciare ad ogni o alcune forme di trattamento sanitario in quanto da essi (i tutori, ndr) ritenute di carattere straordinario».

Con i due articoli si potranno includere nella legge
anche neonati, prematuri e persone incapaci di esprimersi, affidate a tutori che potranno disporre di loro a proprio piacimento. L’articolo 1,1 vieta invece al medico «trattamenti sanitari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati». Sarebbe un giusto divieto d’accanimento se la legge riguardasse solo casi di morte imminente.

Ma il ddl si rivolge anche ai malati di tumore o a tutti i pazienti
la cui vita probabilmente si spegnerà nel giro di qualche mese, giorno o anno. Più avanti, poi, si parla genericamente del divieto a «trattamenti sproporzionati rispetto agli obbiettivi». Che significa? Questa norma potrebbe aprire parecchi contenziosi. Ad esempio, un genitore come Beppino Englaro, che giudicasse sproporzionate certe cure, potrebbe denunciare i medici e anche gli ospedali, per «obiettivi» di spesa.

Il testo parla poi di una «compiuta e puntuale informazione medico-clinica».
Ma come è possibile stabilirla prima di ammalarsi? E chi garantirà che chi firma abbia il senno sufficiente per farlo? Chi tutelerà, poi, i soggetti soli? Inoltre l’articolo 7,2 dice che «in caso di controversia tra il fiduciario ed il medico curante, la questione viene sottoposta alla valutazione di un collegio di medici… Tale collegio dovrà sentire il medico curante. Il parere espresso dal collegio medico è vincolante per il medico curante il quale non è comunque tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico». Questo nuovo comma fa sì che se anche la proposta di legge vieta di cagionare la morte al paziente, il medico potrà arrecarla attraverso l’omissione.

Allargando inoltre la normativa ai malati di cancro o a chi è incosciente si è dovuto aggiungere che alimentazione e idratazione sono obbligatorie, ma «a eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo». Si capisce quanto il giudizio in merito sia opinabile e come possa far comodo agli sponsor dell’eutanasia, e ai loro tribunali, che potrebbero interpretare la norma a proprio piacimento.

Perciò, facciamo nostre le parole di Medicina & Persona e di moltissime altre associazioni di medici che si stanno scagliando contro la norma: «Regolamentare la vita e la morte “patteggiandole” significa averne già accettata la relativizzazione… Certo fa specie che sia un Parlamento a dover dissertare di temi che esulano totalmente dalla sua competenza, come quando si discute di quale assistenza sia dovuta a un uomo malato, alla fine della sua vita. Chi cura e assiste i malati sa bene che solo la condizione clinica di ciascun paziente può determinare la scelta del medico che lo assiste. Dopo l’approvazione della norma di legge l’agire del medico sarà inevitabilmente condizionato da essa, da un foglio di carta o dal parere di “fiduciari”, presi a sicuri interpreti della volontà del malato. Il testo di legge attuale è inevitabilmente a rischio di legittimazione dell’abbandono terapeutico (cioè di eutanasia passiva) nei punti in cui prevede la loro sospensione in caso di assistenza a un “malato terminale”(oggi non c’è in letteratura una definizione univoca su chi è malato terminale, Eluana non lo era eppure è stata diagnosticata tale) e nei casi in cui il medico dissente dalle volontà anticipate del paziente, venendo così sostituito da una commissione di “esperti”. Accadrebbe per legge quello che si è verificato nei giorni scorsi a Firenze (Biotestamento, sì del Tribunale – Il Corriere della Sera 13/01/2011)…».

L’articolo di Benedetta Frigerio è possibile leggerlo sul Sito di Tempi al seguente link:

http://www.tempi.it/la-legge-sul-testamento-biologico-rischia-di-introdurre-leutanasia