Perché Don Sturzo fu educatore

«Ogni educazione è problema spirituale e viene fatta principalmente nell’interno di ciascuno di noi, con la propria esperienza, in ambiente di spontaneità e libertà. La qualità e le condizioni di ambiente sono di primaria importanza. Dove c’è costrizione, l’educazione sarà artificiale e darà effetti sofisticati. Dove c’è libertà, la formazione dell’animo procede più naturale».

 

     In questa affermazione di Don Luigi Sturzo sono presenti alcuni tratti essenziali del suo pensiero e della sua persona: in primis l’afflato spirituale che gli deriva dalla grande fede (è il caso di dire subito che Sturzo muore in concetto di santità e che è avviato alla gloria degli altari), ma anche il suo grande amore per la libertà.

La citazione d’apertura, tuttavia, ci è di ausilio per introdurre il discorso sulla valenza educativa del pensiero sturziano.

Probabilmente sarebbe sufficiente dire che una persona,  la quale ha bene operato sul piano politico e culturale,  rimane di per sé  una forte testimonianza che si “impone” come luminoso esempio e quindi come un insegnamento sempre valido ed attuale. E tuttavia – ed è questo l’auspicio – si dovrebbe aggiungere a questa  verità una riflessione più approfondita sulla sua vita e sul suo pensiero.

Gli scritti di Don Luigi Sturzo sono numerosissimi, così come pure è – diremmo giustamente – vasta la bibliografia su di lui. E non solo in Italia: il suo pensiero “impegna” oramai pure le aule universitarie anche e particolarmente all’estero, in Europa, negli Stati Uniti e persino in Cina.

 Il nostro impegno? Provare a cogliere e dimostrare la valenza educativa del pensiero del sacerdote siciliano. Occorre una  “introduzione” teoretica relativa al discorso pedagogico (con particolare riferimento, eventualmente, ad alcuni autori) e ai luoghi dell’educazione, seguita da  una disamina del pensiero sturziano visto nella prospettiva filosofica e, più nello specifico, gli agganci del suo pensiero con il discorso pedagogico. Si tratta un po’ una “sfida”, forse ardita, ma che può avere effetti sorprendenti.

Per elaborare tutto ciò si dovrebbe scandagliare l’ampia produzione di scritti sturziani (produzione alquanto variegata e per alcuni aspetti eterogenea) e verificare in essi le tracce di un possibile discorso educativo.

Naturalmente non vi è la benché minima certezza di riuscire nell’intento epperò ci rimarrebbe la soddisfazione di adempiere a quanto lo stesso Sturzo chiedeva nell’accorato appello «Prego Dio che il mio grido sopravviva alla mia tomba», consapevole e presago, forse, della difficoltà che il suo insegnamento venisse accolto e messo in pratica.

 

 

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 cosimo de matteis