Il Governo Monti

Riporto integralmente l’articolo odierno apparso su “La Bussola Quotidiana” scritto dal Direttore della Testata, Riccardo Cascioli. Va da sè che ne condivido in tutto e per tutto il contenuto. Il titolo originale è “Viva la tecnica” ed è una lucidissima analisi della delicata fase politica.(c.d.)


Alla fine è andata come noi non volevamo andasse. Invece che puntare subito alle elezioni anticipate anche il Pdl si è piegato al governo “tecnico”: incarico a Mario Monti, già oggi forse avremo i nomi dei ministri. Secondo le previsioni già oggi dovremmo vedere i primi effetti benefici della soluzione, con l’affievolirsi degli attacchi speculativi sull’Italia.

Rimane però il fatto che quella in cui siamo entrati è una fase di sospensione della democrazia, perché un governo viene praticamente imposto senza che sia mai stato votato dal popolo. partito popolare sturziano, don sturzo, sturzo e monti, il governo monti, la bussola quotidiana, il governo monti, mario monti, riccardo cascioli, politica, governo monti, viva la tecnica, cosimo de matteisLo dimostra il fatto che anche le forze politiche in Parlamento più ostili alla soluzione tecnica, alla fine hanno piegato la testa scendendo a più miti consigli.

 Ma soprattutto dobbiamo notare che alla base di questa soluzione alla crisi politica ci sono due menzogne enormi che meritano di essere messe in rilievo.

La prima è che un “governo tecnico” sia neutro, funzioni cioè come un idraulico o un elettricista: c’è un guasto, arriva il tecnico e lo aggiusta. In questo caso tra un tecnico e l’altro – a parte l’accuratezza del lavoro e il prezzo – non è che ci siano grandi differenze. Il guasto è quello, la strada per ripararlo è praticamente obbligata. Con il governo Monti ci si è comportati allo stesso modo, tanto è vero che nessuno gli ha chiesto nemmeno il programma, che cosa intenda fare, le forze in parlamento gli hanno dato il via libera prima ancora che proferisse una parola. Ma l’economia non è così: per il lavoro da fare un tecnico non vale l’altro, perché ogni scelta economica dipende da una visione dell’uomo, del lavoro, della società e perfino di Dio. Peraltro finora al ministero dell’Economia – in questo come nei governi passati – si sono sempre seduti dei “tecnici”, il che non ci ha impedito di arrivare sull’orlo del baratro. In effetti, non solo le scelte economiche dipendono da qualcosa che viene prima, ma c’è anche il fatto che l’economia non è una scienza esatta. Tanto è vero che nessun economista aveva previsto la crisi che oggi ci troviamo a vivere e basta dare un’occhiata a diversi giornali per capire quante idee diverse tra loro abbiano i cosiddetti “tecnici”.

Questo fatto rende ancora più grave la scelta al buio di un governo “tecnico” senza che si dica con chiarezza cosa si vuole fare, fosse anche la realizzazione pedissequa di quanto contenuto nella lettera della Bce.

La seconda menzogna è legata alla prima: è vero che la crisi economica è grave e certamente è sulla politica economica che si richiede la massima concentrazione, ma un economista a capo dell’esecutivo dà l’idea che l’economia sia praticamente l’unica occupazione vera del governo. Ma se Monti dovrà governare due anni,  ammesso che avrà pure successo in economia, cosa intende fare in materia di giustizia, di scuola, di bioetica, di sanità e così via? Il sospetto che con la scusa dei tecnici vengano fatte passare altre misure, in campi diversi dall’economia, che non sarebbero mai potute passare con il governo appena dimesso, è più che lecito. E anche se così non fosse resta un errore di prospettiva identificare l’attività di un governo con la sua politica economica. Per quanto l’economia sia importante essa non può occupare tutto l’orizzonte della nostra vita sociale.

Un ultimo aspetto ci conferma nella preoccupazione per questo passaggio: sabato abbiamo visto anche il volto peggiore dell’Italia, con manifestazioni di odio e violenza che dovrebbero farci vergognare di fronte al mondo ben più del bunga bunga. Purtroppo è un volto che periodicamente si manifesta nella nostra storia: probabilmente i mercati non ne terranno conto, ma di certo indica un atteggiamento davanti alla realtà più teso alla distruzione che alla costruzione.

 http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-viva-la-tecnica-3608.htm

DAT, testate cattoliche et altro

safe_image.jpgTempi di agitazione e confusione. Prima una scossetta -derivante dal passaggio di alcune firme- e successivi strascichi di zolfo e silicio(ed un pò d’incenso, forse scaduto)- poi la nascita di alcune testate online, senza scordare -anzi!- la frammentazione (che  il fronte dei mangiapreti ancora non ha còlto.E meno male) della gallassia pro-life. E proprio riguardo ciò -ed in genere i temi eticamente sensibili, Avvenire, stando ad alcuni comunicati stampa da me ricevuti, avrebbe “perso la bussola“. Chiaro il riferimento al quotidiano online dove scrivono Messori, Invernizzi, Tornielli, Cammilleri, diretto da Riccardo Cascioli. E proprio un  editoriale di Cascioli (già al quotidiano edito dalla Nei) avrebbe rotto gli indugi e “ha lacerato l’imbarazzante velo di ignoranza che in questi mesi ha avvolto il dibattito interno al mondo cattolico sulle DAT” per riprendere le parole del Comitato Verità e Vita (nato da una costola del Mpv casiniano). Insomma, un bel pastrocchio. O forse un pasticciaccio, vedete voi. Io non faccio il mestieraccio (epperò neppure lavoro) ma deve essere abbastanza difficile di questi tempi occuparsi professionalmente delle cose di lassù. Ma, verrebbe da dire, almeno costoro percepiscono uno stipendio: pensiamo ai tanti fedeli disorientati da queste “battaglie” (vi prego di notare le virgolette!). Il quotidiano di riferimento -bisogna darne atto- prova a barcamenarsi e, da sempre, a dare spazio alle voci critiche. Ecco:ci  prova. Ma, per quanto lodevole il tentativo, non sempre si riesce. Ed ecco che l’ùmbro coll’accento toscano risponde, nel numero odierno, a Sara Fumagalli, Cordinatrice della Associazione Umanitaria Padana, manco fosse la casalinga di Voghera di turno. Emblematico il tono, lapidario il titolo (“Non pregiudizi, ma valori”). E spot finale (“A lei consiglio, invece, un semplice “esame” ovvero la lettura costante di Avvenire che evidentemente scorre solo di quando in quando”).  Non sappiamo se la Fumagalli ora incrementerà le vendite di Avvenire (ma magari il Direttore può attivare un abbonamento-dono…) ma non crediamo che la risposta sia stata soddisfacente. Di là dall’episodio -in fondo marginale- appena riportato è evidente una certa tensione. Verrebbe persino da dar la colpa al “giornale” che ha disarcionato Boffo, ma oramai è andata. Le testate si moltiplicano, si frammentano, le firme sugellano “patti” e noi, comuni fedeli, ci capiamo poco. Ovviamente per colpa nostra. Meno male che il Papa c’è.

cosimo de matteis