Il Servo di Dio DON LUIGI STURZO (1871 -1959)

 

Eccoci giunti all’Anniversario, il 51esimo, della morte di Don Sturzo. Il suo dies natalis, avvenne infatti l’8 agosto del 1959. Sturzo era rientrato in italia, dopo il ventennale esilio, da 13 anni. E la sua dimora era presso la Casa delle Madri Canossiane a Roma, nella via Mondovi (oggi quella strada è intitolata ad un altro santo: don Luigi Orione. E, ulteriore “coincidenza”, quello stesso Istituto aveva ospitato, decenni prima, il Beato Rosmini…). Morì serenamente e santamente.

Ecco. Noi non solo lo ricordiamo ma lo preghiamo. Si, preghiamo fervorosamente il Servo di Dio don Luigi Sturzo perchè interceda presso il Trono dell’Altissimo per la nostra Patria. Lui, il più grande politico che la nostra Nazione ha avuto. Un modello. Anche per gli amministratori locali: il suo buongoverno della natìa Caltagirone è memorabile.

Preghiamolo, preghiamolo: non ci deluderà. E chi si sente “chiamato” dal Signore ad agire nella politica lo faccia e si affidi all’aiuto Celeste di Sturzo. Coraggio, fratelli in Cristo: il bene e la verità trionfano sempre. Lei, la Vergine Santa ci ha garantito il trionfo del Suo Cuore Immacolato.

L’esilio e gli scritti sociologici

L’esilio, per quanto doloroso, rappresentò per Don Luigi Sturzo la possibilità,per certi versi provvidenziale, di dedicarsi in maniera più approfondita e meno episodica allo studio, alle letture.
E fu naturale per lui accostarsi(o meglio: ri-accostarsi) alla sociologia giacché tale interesse era presente in Sturzo fin dagli anni dell’insegnamento presso il Seminario di Caltagirone dove tenne –è lo stesso Sturzo a rievocarlo- :« dei corsi collaterali di economia politica che poi fu detta, per marcare la tendenza verso i problemi dei rapporti con il lavoro,economia sociale.
Infine negli anni 1904-1906, lasciata la filosofia, dettai delle lezioni di sociologia. In quel periodo avevo già pubblicato l’Organizzazione di classe e le Unioni professionali, dedicandola al prof. Giuseppe Toniolo; poscia lo studio sociologico-filosofico La lotta sociale legge di progresso, che fu ripubblicata nel volume Sintesi sociali.
Da allora, l’esperienza nel campo sociale-amministrativo, in quello della pubblica amministrazione e in quello politico mi fù utilissimo all’elaborazione delle teorie sociologiche e storiche, alle quali mi dedicai nel lungo soggiorno all’estero.»

Ha scritto Gianfranco Morra: «Secondo una convinzione diffusa, la sociologia di Sturzo apparterrebbe prevalentemente al periodo londinese-americano.
Costretto dall’esilio a limitare fortemente la propria attività politica, Sturzo si sarebbe dedicato a quella riflessione sociale, della quale sarebbero stato frutto copioso le principali opere sociologiche.
Non v’è dubbio che questa convinzione parte da una ovvia constatazione: che la “libertà” dell’esiliato gli consentì di sistemare concettualmente il suo pensiero sociale e politico;essa,tuttavia, può far nascere un malinteso, non nella misura in cui colleghi la produzione sociologica al periodo dell’esilio, ma nella misura in cui la distacchi dal periodo precedente. In realtà, Sturzo fù sociologo sempre, fu politico sempre, fu uomo religioso sempre.
Senza mai confondere le tre attività, egli tuttavia sempre le coltivò tutte e cercò di armonizzarle in un sistema organico, in una antropologia integrale, nella quale l’analisi della società costituisce il preliminare per l’azione politica, e l’impegno politico è finalizzato a creare le maggiori condizioni possibili per la libertà e la dignità dell’uomo.(…)
La sociologia, definita in termini riflessi e critici nel periodo dell’esilio, ha inizi molto lontani.» .
Vediamo, dunque, quelle che sono le opere scritte durante il periodo londinese prima e americano poi. Sebbene ognuna di esse meriti una trattazione approfondita, noi ci soffermeremo a lungo e principalmente a La Vera Vita.Sociologia del soprannaturale, sia perche rappresenta –a nostro avviso- l’opera principale di Sturzo e che meglio compendia il suo pensiero, sia perché ai fini del lnostro discorzo sulla valenza educativa è il libro che ci offre maggiori spunti.
Lo scritto che inaugura la serie delle opere maggiori di questa fase è La Società.Sua natura e leggi (1935) , in essa vi è una prima ricca esposizione delle leggi sociologiche definite da Sturzo: «Il libro dove esposi con forma sistematica la mia teoria sociologica fu pubblicato per la prima volta nella traduzione francese col titolo di Essai de Sociologie(…)Avevo in precedenza pubblicato sulla Revue Internazionale de Sociologie lo studio su La concrétisation de la socialité che poi divenne il primo capitolo dell’Essai; poscia su La Vie Intellectuelle lo studio su Sociologie et Historicism che poi vi fu messo come Introduzione.»
Pertanto, fanno la loro prima comparsa la legge della individualità-socialità; la legge del moto verso la razionalità ; la legge di unificazione ; la legge di dualità (o di polarizzazione); la legge di autonomia-interferenza; la legge di risoluzione.
E’ inoltre presente quella che è la morfologia sociale secondo Don Luigi Sturzo: «L’oggetto della morfologia sociale sono le forme della società, ossia i modi in cui la società si concretizza.(…).Vi sono tante forme sociali (e non più), quanti sono i fini naturali dell’attività umana.
L’uomo ha tre fondamentali esigenze: l’affettività e la perpetuità, la garanzia di ordine e difesa, la finalità etica e religiosa.
Tre,dunque, saranno le forme sociali: famiglia,politica(Stato) e religione(Chiesa).»

Quella volta che i fascisti volevano buttare Sturzo nel tevere….

don Sturzo.jpgDon Sturzo era ferocemente odiato da Mussolini in persona:ciò è risaputo
Lui stesso(sturzo)
racconta
-in pagine gustose e SENZA ACCENTI RANCOROSI verso il duce-
di come gli squadristi,
sapendo i suoi orari,le sue abitudini (era pedinato),
avevano deciso di farlo fuori gettandolo nel Tevere.
E ci andarono vicinissimi al riuscirci.
Fortunatamente don Sturzo aveva occhio,e riconosceva chi lo seguiva.
Ad un suo occasionale(e PROVVIDENZIALE!)
accompagnatore
gli sussurrò scherzando(ma non troppo)se sapesse nuotare….

 

Aveva visto i sicari
ed aveva capito le loro intenzioni.
Mi fermo qua,per ora.
Anche perchè non è giusto abusare
della pazienza di chi legge.

Ma volentieri tornerei sull’argomento.
Sono però in debito di una cosa:
avevo promesso che avrei detto chi è che -diffamandolo- afferma che Sturzo fù cacciato dal Vaticano e non dai fascisti.
Ebbene,sono quegli stessi personaggi(anzi:ormai sono i loro figli e nipoti)
CATTOLICI-o sedicenti tali-
che mal tolleravano l’insegnamento e gli ammonimenti ANISTATALISTI(ma non solo questi) che Sturzo faceva loro. I cattocomunisti,di ieri e di oggi,per capirci bene.
E per non dare l’impressione che sparo nel mucchio,
vi dò un nome ed un cognome ed un suo libro:
giovanni bianchi,”l’idea popolare”.

(ma, quest’ultimo è solo un esempio)

cosimo de matteis