L’esilio e gli scritti sociologici

L’esilio, per quanto doloroso, rappresentò per Don Luigi Sturzo la possibilità,per certi versi provvidenziale, di dedicarsi in maniera più approfondita e meno episodica allo studio, alle letture.
E fu naturale per lui accostarsi(o meglio: ri-accostarsi) alla sociologia giacché tale interesse era presente in Sturzo fin dagli anni dell’insegnamento presso il Seminario di Caltagirone dove tenne –è lo stesso Sturzo a rievocarlo- :« dei corsi collaterali di economia politica che poi fu detta, per marcare la tendenza verso i problemi dei rapporti con il lavoro,economia sociale.
Infine negli anni 1904-1906, lasciata la filosofia, dettai delle lezioni di sociologia. In quel periodo avevo già pubblicato l’Organizzazione di classe e le Unioni professionali, dedicandola al prof. Giuseppe Toniolo; poscia lo studio sociologico-filosofico La lotta sociale legge di progresso, che fu ripubblicata nel volume Sintesi sociali.
Da allora, l’esperienza nel campo sociale-amministrativo, in quello della pubblica amministrazione e in quello politico mi fù utilissimo all’elaborazione delle teorie sociologiche e storiche, alle quali mi dedicai nel lungo soggiorno all’estero.»

Ha scritto Gianfranco Morra: «Secondo una convinzione diffusa, la sociologia di Sturzo apparterrebbe prevalentemente al periodo londinese-americano.
Costretto dall’esilio a limitare fortemente la propria attività politica, Sturzo si sarebbe dedicato a quella riflessione sociale, della quale sarebbero stato frutto copioso le principali opere sociologiche.
Non v’è dubbio che questa convinzione parte da una ovvia constatazione: che la “libertà” dell’esiliato gli consentì di sistemare concettualmente il suo pensiero sociale e politico;essa,tuttavia, può far nascere un malinteso, non nella misura in cui colleghi la produzione sociologica al periodo dell’esilio, ma nella misura in cui la distacchi dal periodo precedente. In realtà, Sturzo fù sociologo sempre, fu politico sempre, fu uomo religioso sempre.
Senza mai confondere le tre attività, egli tuttavia sempre le coltivò tutte e cercò di armonizzarle in un sistema organico, in una antropologia integrale, nella quale l’analisi della società costituisce il preliminare per l’azione politica, e l’impegno politico è finalizzato a creare le maggiori condizioni possibili per la libertà e la dignità dell’uomo.(…)
La sociologia, definita in termini riflessi e critici nel periodo dell’esilio, ha inizi molto lontani.» .
Vediamo, dunque, quelle che sono le opere scritte durante il periodo londinese prima e americano poi. Sebbene ognuna di esse meriti una trattazione approfondita, noi ci soffermeremo a lungo e principalmente a La Vera Vita.Sociologia del soprannaturale, sia perche rappresenta –a nostro avviso- l’opera principale di Sturzo e che meglio compendia il suo pensiero, sia perché ai fini del lnostro discorzo sulla valenza educativa è il libro che ci offre maggiori spunti.
Lo scritto che inaugura la serie delle opere maggiori di questa fase è La Società.Sua natura e leggi (1935) , in essa vi è una prima ricca esposizione delle leggi sociologiche definite da Sturzo: «Il libro dove esposi con forma sistematica la mia teoria sociologica fu pubblicato per la prima volta nella traduzione francese col titolo di Essai de Sociologie(…)Avevo in precedenza pubblicato sulla Revue Internazionale de Sociologie lo studio su La concrétisation de la socialité che poi divenne il primo capitolo dell’Essai; poscia su La Vie Intellectuelle lo studio su Sociologie et Historicism che poi vi fu messo come Introduzione.»
Pertanto, fanno la loro prima comparsa la legge della individualità-socialità; la legge del moto verso la razionalità ; la legge di unificazione ; la legge di dualità (o di polarizzazione); la legge di autonomia-interferenza; la legge di risoluzione.
E’ inoltre presente quella che è la morfologia sociale secondo Don Luigi Sturzo: «L’oggetto della morfologia sociale sono le forme della società, ossia i modi in cui la società si concretizza.(…).Vi sono tante forme sociali (e non più), quanti sono i fini naturali dell’attività umana.
L’uomo ha tre fondamentali esigenze: l’affettività e la perpetuità, la garanzia di ordine e difesa, la finalità etica e religiosa.
Tre,dunque, saranno le forme sociali: famiglia,politica(Stato) e religione(Chiesa).»

Quella volta che i fascisti volevano buttare Sturzo nel tevere….

don Sturzo.jpgDon Sturzo era ferocemente odiato da Mussolini in persona:ciò è risaputo
Lui stesso(sturzo)
racconta
-in pagine gustose e SENZA ACCENTI RANCOROSI verso il duce-
di come gli squadristi,
sapendo i suoi orari,le sue abitudini (era pedinato),
avevano deciso di farlo fuori gettandolo nel Tevere.
E ci andarono vicinissimi al riuscirci.
Fortunatamente don Sturzo aveva occhio,e riconosceva chi lo seguiva.
Ad un suo occasionale(e PROVVIDENZIALE!)
accompagnatore
gli sussurrò scherzando(ma non troppo)se sapesse nuotare….

 

Aveva visto i sicari
ed aveva capito le loro intenzioni.
Mi fermo qua,per ora.
Anche perchè non è giusto abusare
della pazienza di chi legge.

Ma volentieri tornerei sull’argomento.
Sono però in debito di una cosa:
avevo promesso che avrei detto chi è che -diffamandolo- afferma che Sturzo fù cacciato dal Vaticano e non dai fascisti.
Ebbene,sono quegli stessi personaggi(anzi:ormai sono i loro figli e nipoti)
CATTOLICI-o sedicenti tali-
che mal tolleravano l’insegnamento e gli ammonimenti ANISTATALISTI(ma non solo questi) che Sturzo faceva loro. I cattocomunisti,di ieri e di oggi,per capirci bene.
E per non dare l’impressione che sparo nel mucchio,
vi dò un nome ed un cognome ed un suo libro:
giovanni bianchi,”l’idea popolare”.

(ma, quest’ultimo è solo un esempio)

cosimo de matteis

Sturzo ed il fascismo.Considerazioni.

Ed andiamo nei Sacri Palazzi,
durante i primi anni del Ventennio:
orbene che don Luigi Sturzo
non era simpatico a tutti
Oltretevere
è difficile,in effetti,negarlo.
Ma credo che vi fosse in ciò
anche una certa scarsa conoscenza
dell’effettivo pensiero sturziano
(non lo comprendono ancora oggi,figuriamoci ottan’anni fa)
e sopratutto era forte il SOSPETTO
che Sturzo fosse una sorta di Murri
(magari SOLO un po più soft).
Non a caso,
fra i nomignoli e le caricature
che Sturzo ebbe a subire,
vi era quella di
PRETE ROSSO
oltre a quella,forse più nota,
di PRETONZOLO INTRIGANTE.
Quanto all’accostamento con Romolo Murri:niente di più falso.
(ma di ciò ne parliamo un’altra volta).
Basti solo dire che
l’idea
di
“democrazia cristiana”
è tutta murriana.
E la lasciamo volentieri a lui
ed i suoi estimatori
che esistono ancora oggi:
don Lorenzo Bedeschi,
per fare il nome più noto.

Che vi fossero incomprensioni
e/o dubbi
fra Sturzo e gli ambienti Curiali,
dunque è tutt’altro che da escludere a priori.

M A,

1)Sturzo fù SEMPRE obbedientissimo;

2)Sturzo non fece mai  UNA deviazione dottrinale;

3)Sturzo,nobile di animo(e pure di casato),non ebbe MAI risentimenti o rancori verso i confratelli che non lo compresero bene.

E quindi la questione “esilio”
dopo questi piccoi chiarimenti
dovrebbe essere piu chiara:

forti,fortissime pressioni
del Regime,
e “obtorto collo”
una sofferta riflessione
all’interno degli ambienti curiali.

Il risultato fu un passaporto fatto giungere al Nostro.

Sturzo,
mite e relista,
tutt’altro che “disobbediente”
(pensate a quei “campioni”invece:turoldo,milani,fino ai recenti don vitaliano,farinella,sguotti, santoro, don gallo
giusto per fare qualche nome)
dopo
preghiera
discernimento
consigli
(in primis con suo fratello Mario,grande figura di Vescovo,tutta da riscoprire e RIVALUTARE),
fà la Volontà di Dio.

Mi fermo qui.