Principi non negoziabili. Ma non solo. (Tornielli sulle parole di Benedetto XVI a Venezia)

Per noi sturziani – o estimatori di Sturzo, qualora non piacesse l’aggettivo- la questione dei principi non negoziabili è di primaria importanza. Alla stregua del grande Sacerdote calatino consideriamo il Magistero della Chiesa una “bussola” assolutamente utile ed imprescindibile nel nostro impegno politico, sia diretto che -ed è il caso di questo sito- indiretto. Spesso la Chiesa è tornata a ribadire l’importanza di tali principi, anche di recente. E sovente ha sollecitato l’impegno di “nuove generazioni di persone cattoliche” nell’àgone politico, ad esempio lo ha fatto autorevolmente il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Ebbene, ancora più autorevolmente, nei giorni scorsi è intervenuto il Papa su tale tema. Molto acutamente, sulla “Bussola Quotidiana” di oggi, Andrea Tornielli ne riferisce e  dà una lettura delle parole di Benedetto XVI  davvero coinvolgente ed interessante. La ripropongo a tutti chè la ritengo di estrema importanza:

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Sabato scorso, da Aquileia, culla dell’evangelizzazione del Nordest, Benedetto XVI è tornato a ripetere il suo invito all’impegno dei cristiani in politica.

Queste le sue parole: «Come attesta la lunga tradizione del cattolicesimo in queste regioni, continuate con energia a testimoniare l’amore di Dio anche con la promozione del “bene comune”: il bene di tutti e di ciascuno. Le vostre comunità ecclesiali hanno in genere un rapporto positivo con la società civile e con le diverse istituzioni. Continuate ad offrire il vostro contributo per umanizzare gli spazi della convivenza civile. Da ultimo, raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico. Esso ha più che mai bisogno di vedere persone, soprattutto giovani, capaci di edificare una “vita buona” a favore e al servizio di tutti. A questo impegno infatti non possono sottrarsi i cristiani, che sono pellegrini verso il cielo, ma che già vivono quaggiù un anticipo di eternità».

Vale la pena soffermarsi su questo invito. E chiedersi, anzitutto, perché il successore di Pietro continui a rivolgere questo pressante invito ai cattolici del nostro Paese. L’invito a impegnarsi nel sociale ma anche «in modo particolare» nella politica. Quella politica che il servo di Dio Paolo VI definì «la più alta forma di carità». Se un Papa teologo e non italiano qual è Ratzinger, insiste nell’appellarsi ai cristiani, soprattutto ai giovani, perché scelgano di impegnarsi in politica, ciò significa che la Chiesa ritiene insufficiente la presenza dei cattolici in questo ambito.

Dopo la fine della Democrazia cristiana, che i vescovi avevano cercato di tenere in vita fino all’ultimo, i cattolici si sono divisi e sono oggi presenti in più partiti nei due schieramenti. Sono passati nove anni dalla pubblicazione della Nota dottrinale «circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica», approvata da Giovanni Paolo II e firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, un documento nel quale si affermava: «Se il cristiano è tenuto ad “ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali”, egli è ugualmente chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono “negoziabili”».

Il tema dei principi «non negoziabili» è stato ripreso più volte, dal Papa e dai vescovi italiani. Ed è diventato, sovente, terreno di scontro politico e in qualche caso di dibattito acceso anche tra gli stessi cattolici.

L’invito pressante di Benedetto XVI all’impegno in politica, però, sembra andare oltre. Il Papa infatti invita i giovani a edificare «una “vita buona” a favore e al servizio di tutti». Se i principi non negoziabili sono la base di partenza, sarebbe miope ridurre l’impegno dei cattolici esclusivamente alla difesa e alla promozione di quei principi. I cattolici sono infatti portatori di una cultura, di una visione dell’uomo e delle relazioni sociali, che non può facilmente essere ridotta o appiattita su certi modelli che oggi vanno per la maggiore in talune formazioni politiche.

C’è da riscoprire, insomma, la politica come servizio al bene comune: le emergenze etiche – come insegna Benedetto XVI nella Caritas in Veritate – sono anche emergenze sociali, ma l’impegno dei cristiani deve tornare a essere a 360 gradi, e ritrovare quell’ispirazione che ha reso i cattolici protagonisti di molte cruciali fasi della vita del nostro Paese.

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http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-cattolici-in-politica-non-soloprincpi-non-negoziabili-1819.htm

la buona amministrazione

Il rischio di confondere i propri sogni con la realtà è sempre in agguato. Ma certuni, invece di tenere la guardia alta, si abbandonano a credere stoltamente ai propri sogni. Che, spesso, sono gretti, meschini, asfittici. Se uno ha il cuore ostinato persino i suoi sogni puzzano di escrementi. Figuriamoci se mi metto a commentare la non-notizia che ha scatenato in città le ipotesi più fantasiose e surreali possibili (assieme a timori e lotte intestine): lascio che siano gli house organ degli adùlteri e dei pluripregiudicati a (s)parlare. Al massimo mi limiterò a leggere. E non sono neppure sicuro di questo, perchè sono ultra sensibile e soffro quando sento e leggo fesserie. E non tanto per le fesserie in sè -oramai, con l’età, ci ho fatto il callo- quanto per la ignoranza e la cattiveria che esse sottendono. Ecco: di fronte al male (io sono cattolico e per me l’odio e la menzogna sono orrido male) non ho altra arma che la preghiera. Se poi, nella preghiera, il Paraclito suggerisce qualcosa allora, con prudenza e discernimento, agìsco. Diversamente taccio, soffro, offro e prego. O forse credete che Sturzo -il più grande politico italiano- agisse d’impulso o seguendo gli istinti? Basta. Mi fermo qui. Quando -e se- non avremo più questi capi (degnissimi capi) ci soffrirò certo. Ma rivolgerò il mio grazie al Cielo che, in questo decennio(anno più anno meno) ha disposto la presenza in Brindisini di persone straordinarie. Ho più volte detto che Essi sono un vero e preoprio lusso per Brindisi. Pazienza che qualcuno la pensi diversamente. Se il Signore mi darà vita sono certo che ascolterò, piano piano, gli stolti concittadini che diranno (o quantomeno penseranno dentro di loro) : “Che anni belli abbiamo vissuto! Che stolti che siamo stati a volere tornare indietro. Si, indietro. Chè è (quasi) inevitabile il ritorno a certe assurde storture. E -prima si menzionavano gli escrementi- si sà: certi composti  tornano sempre a galla. PRISCIATIVI!

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