AMMINISTRATIVE BRINDISI – Candidati sindaco e liste collegate

Con le dimissioni, date per ragioni di salute, da parte del Sindaco Domenico Mennitti la città di Brindisi è chiamata a scegliere il suo nuovo primo cittadino e ciò avverrà nel mese di maggio. Da tempo le forze politiche si stanno preparando per tale appuntamento di estrema importanza e sono anche emerse le candidature che ora vi comunicheremo. Premessa importante: per avere un quadro definitivo ed ufficiale occorrerà attenderà la effettiva presentazione dei Candidati Sindaco e le Liste ad essi collegate. Questo come è noto avverrà soltanto trenta giorni prima della data fissata per le Elezioni Amministrative (6 e 7 maggio 2012) e questo significa che prima di sabato 7 aprile il quadro sarà suscettibile di variazioni.

Lo “specchietto” che segue, quindi, va inteso come una lettura delle attuali forze politiche in campo, così come esse si sono collocate e presentate alla città ed ai mezzi di informazione.

Alla data odierna i candidati  che hanno ufficializzato  di voler concorrere alla carica di Sindaco di Brindisi sono sei. Ve li presentiamo, qui di seguito, unitamente a quelle che sono le liste che li  sostengono :

MAURO D’ATTIS

PDL

FLI

LA DESTRA

Brindisi avanti veloce

La puglia prima di tutto

Insieme per la città

Alleanza per le periferie

 

 

 

GIOVANNI BRIGANTE

Sviluppo e lavoro

La Puglia per Vendola

Cultura popolare

Unione popolari di centro

Democrazia popolare

 

 

 

MIMMO CONSALES

PD

UDC

SEL

PSI

API

PRI

Verdi – Ecologisti

Progettiamo brindisi

Noi centro

Brindisi socialista

Pensionati e invalidi

Impegno sociale

 

 

RICCARDO ROSSI

Brindisi bene comune

 

 

ROBERTO FUSCO

IDV – Lista Di Pietro

Rifondazione Comunista

Lista Roberto Fusco

 

 

FERNINANDO DE GIOSA

PDA – Partito delle aziende

COMUNALI BRINDISI – E’ Mauro D’Attis il CANDIDATO SINDACO del Pdl. Domani la presentazione ufficiale

Ora è certo. C’è la ufficialità. Il giovane Mauro D’Attis, già Vice Sindaco, è il candidato sindaco della Città di Brindisi i cui cittadini saranno chiamati alle urne in primavera (il 6 e 7 maggio per l’esattezza) per il rinnovo del Consiglio Comunale e per scegliere il Primo Cittadino e quindi la coalizione che dovrà governare la città per il prossimo quinquennio.

E’ giunta poco dopo le venti  la Comunicazione da parte dell’Ufficio Stampa dello stesso D’Attis: poche righe, l’essenziale: “Il candidato sindaco della coalizione di centrodestra alle prossime elezioni amministrative di Brindisi, Mauro D’Attis, sarà presentato ufficialmente domani pomeriggio dalle forze politiche e dai movimenti che vi aderiscono.” E infatti prevista per domani, martedì 21 febbraio 2012, nel pomeriggio (inizio ore 17) la Conferenza Stampa che darà ufficialmente la comunicazione che, in realtà, era apparsa certa già dalla tarda serata di sabato. Ed in effetti, bisogna darne atto, già nella stessa serata di sabato i colleghi di Brindisi Magazine (il giornale online di Fabrizio Caianiello) davano per certo l’accordo che, come è noto, va ben oltre il Pdl.

E, a proposito di Organi di informazione, registriamo la curiosa situazione di Domenica mattina  con un quotidiano locale che dava la notizia per certa (come in effetti è stato) ed un altro che inutilmente cercava di far apparire il Pdl diviso con i soliti titoli, privi di buona educazione oltre che di veridicità, che prendevano di mira un esponente autorevole del partito di Angelino Alfano. E, scusate se insistiamo ma oramai ci siamo messi, ancora adesso mentre scrivo queste note, un noto giornale online che fa riferimento ad una delle tante correnti dell’ex Pci, ancora si ostina a non dare la notizia e mette in “prima” fatterelli di provincia e la solita lagna pro abusivismo (che però non si capisce se per loro conta la Legge o cos’altro. Ma questo sarebbe un discorso troppo lungo e noioso).

 

Insomma, mentre capoticamente e senza prospettive una persona comunica urbi et orbi che scriverà il proprio disappunto ad Obama, a Napolitano, ad Alfano (e forse pure al Papa, chissà) il Pdl, forte e compatto, và avanti: “È infatti convocata per domani alle ore 17 presso il Grande Albergo Internazionale di Brindisi una conferenza stampa per la presentazione ufficiale del candidato.” Questa la conclusione del Comunicato e pure delle discussioni per la scelta di colui che è chiamato a proseguire il grande lavoro portato avanti dal Pdl e da tutto il Centrodestra brindisino in quello che è il ciclo virtuoso iniziato nel Maggio del 2004 dopo che pochi mesi prima erano finiti in galera l’ex sindaco che guidava la coalizione di Centro sinistra (era il Pd di Salvatore Brigante, vice sindaco all’epoca dell’arresto di Antonino, di Dipietrangelo ed altri volti noti dell’ex Pci). 

 

Circolo virtuoso che i cittadini hanno apprezzato e che certemante vorranno una sua prosecuzione (parentesi: certe volte mi chiedo sinceramente il senso della banalotta affermazione, colta anche dalla bocca  di candidati a Palazzo Nervegna oltre che ragazzini incolti, secondo la quale “Brindisi deve cambiare radicalmente!”) ed in tal senso si esprimeranno col voto di maggio.

Pdl unito, quindi, attorno a Mauro D’attis: 38 anni, di cui ben 16 in politica, con onestà e coerenza nel centro destra. Ed è l’intero centro destra, oltre al Popolo della Libertà, che sceglie D’Attis: anche il partito di Euprepio Curto (il Fli) appoggerà convintamente la candidatura, e così La Destra, Insieme per la Città ed altre forze politiche(liste civiche, movimenti ed aggregazioni). Insomma, spiace dirlo (perchè non è mai bello vedere tante divisioni e discordie) ma mentre il centro sinistra si presenta ai cittadini diviso (sono ben quattro, per ora, i candidati sindaco) il Pdl e l’intero centrodestra “corre” forte, compatto ed unito. Ed i cittadini queste cose le notano e le apprezzano.brindisi, pdl, amministrative 2012, mauro d'attis,

Sinistra divisa e litigiosa – il “caso Brindisi”

Non sono ancora definite le alleanze (nonostante si voglia ostentare, in alcuni casi, una compattezza inesistente ed inverosimile) e men che meno definitivo è il quadro di quelli che potrebbero essere i candidati alla carica di Sindaco del Comune di Brindisi. E tuttavia sarebbe inesatto e non corrispondente alla realtà dire che si è in alto mare: alcuni dati paiono oramai definiti o quantomeno i diretti responsabili si sforzano di farli apparire come tali. Ad esempio il Centro Sinistra pur avendo, allo stato, due potenziali candidati (ma, teoricamente –e non solo teoricamente- potrebbero essere anche tre o persino quattro se ad un certo punto “Brindisi Bene Comune” decidesse di presentare il proprio candidato autonomo come parve essere alla nascita di questa Lista Civica) tende a volersi presentare come “unito”. Di fatto vi  sono le candidature di Mimmo Consales (un parvenu della politica) –PD, UDC e la lista del Presidente della Provincia Massimo Ferrarese- e quella di Giovanni Brigante (Consigliere Regionale de “La Puglia per Vendola”) –Sviluppo e Lavoro, La Puglia per Vendola ed altre liste civiche- che fanno riferimento, appunto, al centrosinistra. Di più: c’è la “questione SEL” –il Partito del Governatore della Puglia Nichi Vendola- ancora irrisolta. La quaestio è nota ai più ma giova ripeterla: Brigante è “un uomo di Vendola”(politicamente parlando) e quando si profilò all’orizzonte l’ambizione di Brigante a diventare Sindaco di Brindisi fu naturale pensare al pieno appoggio di Sinistra Ecologia e Liberta (SEL) . Poi il centrosinistra non è stato unito attorno al nome di Brigante (ed è scaturita la già citata candidatura-Consales) il quale però ha ritenuto di non demordere e, salvo ripensamenti improbabili- sarà candidato sindaco di quella parte di sinistra che non si è accordata con PD ed UDC. E però qui è sorto il problema: il politico di Terlizzi (Governatore della Regione Puglia e Segretario e Fondatore di SEL) ha preteso una unità di tutte le forze di sinistra. Le cose sono andate come abbiamo detto –le due diverse e “contrapposte” candidature- ed una forza politica nazionale come Sinistra Ecologia e Libertà che non ha ancora deciso chi sarà il “suo” candidato. In questo quadro si inserisce quindi un ampio e problematico dibattito di quelle ulteriori “porzioni” di centrosinistra che in qualche modo non han ancora ritenuto di appoggiare una delle due candidature(Brigante o Consales) e che, stante la situazione già descritta di SEL, potrebbero unirsi e presentare una ulteriore candidatura autonoma rispetto ai due già “in corsa”. Che possa essere il già Sindaco e Presidente della Provincia Michele Errico o l’avvocato Roberto Fusco –che gode dell’appoggio di un nutrito gruppo di professionisti dell’area della sinistra ambientalista e quindi “vicina” a Sel- o Riccardo Rossi  che ha “creato” la Lista Civica “Brindisi Bene Comune” che è molto vicina alle posizioni di Rifondazione Comunista e dei Verdi Ecologisti.
Come si evince non è inverosimile uno scenario che preveda tre (se non quattro!) candidati di centrosinistra.


PER SEGUIRE LE VICENDE POLITICO/ELETTORALI BRINDISINE
http://elezioniamministrative2012brindisi.blogspot.com/

Buttiglione a Brindisi: un commento

Ho ascoltato le parole odierne di Buttiglione (che mi ha fortemente confermato nel mio giudizio su di lui: come sapete raramente mi sbaglio) e mi meraviglio che nessuno gli abbia spiegato, magari in tono soft, che a Brindisi non c’è nessun “laboratorio” e men  che meno un terzo polo così come è inteso nel resto d’Italia. O meglio: un laboratorio c’è, ma non “sperimenta” nulla di nuovo: la solita formula cattocomunista del PCI(che ora, se ho seguito bene tutti i passaggi, si chiama piddì) +udc (nel ruolo di utili idioti che già fù dei prodiani prima che i comunisti li inglobasero nel loro partito). Nulla più. Quindi, quale laboratorio? O non sa la situazione brindisina -e questo conferma la sua scar(sissim)a attitudine di seguire il partito in periferia (cosa che letteralmente devastò il CDU sotto la sua segreteria)- oppure la sa bene e fa finta di non saperla. E francamente non so quale delle due ipotesi sia meno tragica.

Forse nessuno gli ha spiegato che non si tratta di “piccole frizioni”: l’uddiccì qui non c’è più (e del resto una saletta semivuota per il Presidente del partito è cosa emblematica) e non perchè qualche capetto si è portato i suoi in altro partito creando una scissione: no, proprio non c’è, non esiste, n.p.

Quindi, ad ausilio del professore strabico (se ci legge): nessun “laboratorio”, e questo perchè quanto Ferrarese (e preciso: Ferrarese, non Ferrarese e Casini o Ferrarese e Buttiglione e/o altri leader nazionali, men che meno baffino sempre più schifato di tutto persino di sè stesso) creò nelle Provinciali di tre anni fa non esiste più. E rimasto il piddì (ultraspaccato e al 13-17%, fonte: i loro boss nei loro bollettini) e l’uddiccì nelle condizioni che abbiam già descritto. Più l’ottimo (e lo ripeto: ottimo. Ed onesto) Presidente della Provincia che però, per ovvi motivi, non può incidere più di tanto: si candidasse lui a guidare la città vincerebbe al primo turno(persino col piddì) ma il candidato non è lui. C’è di più: il candidato, chiunque esso sarà, rappresenterà -come detto- il PD spaccatissimo + UDC al ruolo di testimonianza. E Ferrarese non potrà far miracoli: “Noi Centro” è una civica al due, massimo tre per cento o forse 3,2. E il professor Buttiglione(foto d’archivio tratta da:www.ilpartitodellanazione.ning.com/ ) oggi avrà aggiunto non più di quattro voti, ad essere buoni. Mi fermo qui. Per ora.

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I COMPENSI DI ANTONIO BARGONE come COMMISSARIO STRAORDINARIO DEL GOVERNO pubblicata da NO all’Autostrada su Colli e Laguna di Orbetello il giorno venerdì 10 dicembre 2010 alle ore 14.58

Abbiam trovato questa cosa qui su facebook e la pubblichiamo così come attualmente compare ( https://www.facebook.com/notes/no-allautostrada-su-colli-e-laguna-di-orbetello/i-compensi-di-antonio-bargone-come-commissario-straordinario-del-governo/130268917035124 ). Aggiungiamo che si parla di lui come possibile Sottosegretario dell’Esecutivo tecnico
 
 

 

I COMPENSI DI ANTONIO BARGONE come COMMISSARIO STRAORDINARIO DEL GOVERNO

 
 
 
pubblicata da NO all’Autostrada su Colli e Laguna di Orbetello il giorno venerdì 10 dicembre 2010 alle ore 14.58

I COMPENSI DI ANTONIO BARGONE come COMMISSARIO STRAORDINARIO DEL GOVERNO PER LA REALIZZAZIONE DELL’AUTOSTRADA TIRRENICA

 

Pubblichiamo una pagina della delibera del Cipe 77 del 22-07-2010.

 

Questa delibera, pubblicata sulla Gazetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 16-10-2010, fu fatta  immediatamente prima della delibera 78 del 22-07-2010, con cui lo stesso giorno il Cipe delibero’ riguardo la revisione del piano economico-finanziario per la realizzazione dell’Autostrada Tirrenica).

 

 

 

https://www.facebook.com/notes/no-allautostrada-su-colli-e-laguna-di-orbetello/i-compensi-di-antonio-bargone-come-commissario-straordinario-del-governo/130268917035124

 

Quagliariello interviene al Senato, Sturzo plaude convinto.

gaetano quagliariello, Pubblichiamo l’intervento integrale a Palazzo Madama del vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello durante il dibattito sulla fiducia al governo Monti. Non da oggi conosciamo e stimiamo Quagliariello, ma riteniamo che in queste parole sia chiaramente ed efficacemente espressa la posizione ed il pensiero, autenticamente liberale ed autenticamente popolare, di milioni di italiani. Sturzo è lieto: il suo “grido” sopravvive.


Signor presidente, colleghi senatori, presidente del Consiglio, signori del governo,

non comprenderemmo gli eventi che ci hanno portato qui oggi se non li inquadrassimo nel drammatico contesto di una crisi internazionale, che troppo spesso invece è stata deformata dalla lettura strumentale e provinciale per volgerla contro un governo che ha fatto molto più di quanto in una situazione ordinaria sarebbe stato lecito attendersi, fino a sacrificare al bene comune l’interesse della propria parte.

 

Un governo che nel pieno della tempesta mondiale, col peso di un debito pubblico pesantissimo stratificato nei decenni, ha fatto registrare un tasso di disoccupazione al di sotto della media europea, ha moltiplicato gli sforzi e i risultati nella lotta all’evasione, ha investito nella salvaguardia della pace sociale; un governo che ha varato in poche settimane la più consistente manovra economica della storia repubblicana e ha gettato le basi per raggiungere nel 2013 il risultato storico del pareggio di bilancio.

Ecco, noi non ci aspettiamo che i colleghi che fino a ieri erano all’opposizione riconoscano tutto questo. Ci aspettiamo però una presa di distanza da quelle fallaci profezie che i fatti si sono incaricati di smentire, secondo le quali le dimissioni del presidente Berlusconi sarebbero valse 100, 200, 300 punti di spread. Per rendersi conto di quanto fossero strumentali quelle affermazioni non bisognava essere professori di economia: basta aprire il Televideo e leggere l’andamento dei mercati degli ultimi giorni.

Insomma, se non si valutasse la complessità di ciò che sta accadendo, non si spiegherebbe perché oggi a chiedere la fiducia a una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne sia un illustre italiano così consapevole del valore della sovranità popolare da rispondere appena tre anni fa, a chi gli chiedeva se sarebbe stato disponibile a guidare un governo tecnico: “E’ sperabile che non accada mai. Spero che il sistema politico sia in grado di produrre governi politici con una maggioranza e un’opposizione”.

La crisi che stiamo vivendo, signor Presidente, è globale. Essa affonda le sue radici nel divorzio tra economia reale ed economia virtuale che, innescatasi dall’altra parte dell’Atlantico, ha lasciato in eredità bolle speculative e fallimenti di banche che nemmeno gli Stati sovrani avevano gli strumenti e le possibilità di tenere sotto controllo. Era inevitabile che il terremoto attraversasse l’oceano, ma non appena ha raggiunto il Vecchio Continente ha trovato ad attenderlo una situazione che ha fatto della crisi europea qualcosa di più e di più grave di una crisi di rimbalzo: ne ha fatto l’epicentro di una crisi strutturale che sconta la debolezza di una moneta senza garanti e il mancato completamento di un percorso.

Signor presidente, qui siamo tutti europeisti ma proprio per questo siamo tenuti a dirci la verità. La nascita dell’Unione è stata soprattutto un metodo, il metodo di Jean Monnet: fissato di volta in volta un obbiettivo condiviso, gli stati aderenti avrebbero dovuto cedere via via una quota di sovranità, la minore possibile compatibile con il raggiungimento dello scopo prefissato. Questa dinamica, più volte ripetuta, avrebbe dovuto produrre un graduale e costante trasferimento di sovranità dagli Stati-nazione all’Unione europea.

L’ultima e più importante tappa di questo percorso si è posta dopo la caduta del Muro, con l’avvento della moneta unica. Ed è proprio sull’unificazione monetaria che il meccanismo si è inceppato. L’euro è nato, ma ben presto ha iniziato a soffrire per una compagnia troppo numerosa che celava, in realtà, uno stato di solitudine nonché la perdita di identità dell’Europa: una moneta unica priva del sostegno di una banca garante, e   dipendente da diciassette governi nazionali non più disposti, nei fatti, a una lenta, graduale ma costante devoluzione di sovranità.

Non solo. L’andamento della crisi ha riverberato anche un altro carattere strutturale dell’Europa: la dualità fra Nord e Sud che è geografica ma anche geopolitica, economica e per certi versi esistenziale. La crisi finanziaria si è abbattuta dapprima su quelle economie più deboli dove lo Stato di diritto e il concetto stesso di regolamentazione erano più fragili, e dal bacino mediterraneo sta risalendo verso Nord. Non è un caso che sia stata così duramente colpita l’Italia che riflette al suo interno la stessa dualità. E non è un caso che questa stessa crisi stia mettendo a nudo le debolezze di quell’asse franco-tedesco che dopo aver rivendicato per decenni un ruolo di garante ora cerca di scaricare sugli altri i propri problemi.

E’ in questo contesto che il presidente Berlusconi e il PdL hanno maturato la scelta, non imposta da alcun voto di sfiducia, di compiere un atto di responsabilità contribuendo alla nascita del suo governo: un atto sofferto ma convinto. Signor presidente del Consiglio, assai più che dai programmi a dire il vero ancora vaghi, il nostro giudizio sull’operato del governo dipenderà da quanto esso riuscirà a fare giorno dopo giorno di fronte alla crisi. Oggi lei deve sapere che i margini della nostra disponibilità sono ampi. D’altra parte, chi di fronte alla gravità di questa crisi non mostrasse ampi margini si comporterebbe da ideologo e non da politico. Invece, la nostra scelta di far nascere il suo governo, e persino quella di far sì che esso fosse composto da soli tecnici, è scelta tutta quanta politica.

Sappiamo bene che ci troviamo a un bivio. Da questa esperienza il giovane bipolarismo italiano potrà uscire decomposto, oppure la democrazia maggioritaria potrà risultare rinsaldata.

Molto dipenderà dal ruolo che le principali forze politiche decideranno di interpretare; dalla loro capacità di assumersi insieme la responsabilità di scelte dure ma ineluttabili in campo economico, di preservare al contempo una fisiologica dialettica parlamentare sui temi caratterizzanti le rispettive identità, e di portare a termine quelle riforme delle istituzioni e dei regolamenti che riescano ad aggiornare e a rafforzare il nostro bipolarismo.

Anche il nuovo attivismo politico dei cattolici, di cui questo governo è positiva espressione, deve rientrare in questo schema, respingendo le sirene nostalgiche di una riedizione della Dc, magari anche solo riveduta e corretta. Anche perché solo in questo solco, che oserei definire “ratzingeriano”, potrà continuare a svilupparsi la collaborazione fra credenti e non credenti sul comune terreno di principi che sono parte costitutiva della nostra identità nazionale.

Concludo, signor Presidente. Siamo ben consapevoli che lungo questa strada ci sono dei rischi, e per noi il primo è quello di smarrire il rapporto con la Lega. Non ci illudiamo che la differente scelta di oggi possa non avere conseguenze, ma d’altra parte non dimentichiamo il percorso che la Lega ha fatto per integrare la sua forza popolare nelle istituzioni dello Stato-nazione e le riforme alle quali abbiamo lavorato insieme. Nell’ambito dell’ azione parlamentare non intendiamo annullare tre anni e mezzo di collaborazione.

Si apre oggi una fase di incredibile vivacità politica. Paradossalmente, signor presidente del Consiglio, è un governo tecnico a suscitarla. E noi, proprio in nome della politica e della sua nobiltà, sosterremo il suo governo fin quando e fin dove la responsabilità che fin qui abbiamo dimostrato continuerà a consigliarcelo.

 

Roma, 17 Novembre 2011

Radici cristiane e principi non negoziabili

SERVO DI DIO DON LUIGI STURZO

E’ l’ ora di un vero partito conservatore

di Marco Invernizzi (*)
 

 

Come sempre quando avvengono rivolgimenti politici importanti si verificano scontri e terremoti al livello dei diversi poteri che organizzano la vita pubblica di una nazione.

Così è avvenuto in questi giorni in Italia con le dimissioni del governo Berlusconi e la nascita del nuovo governo presieduto dal presidente onorario dell’Università Bocconi e neo senatore a vita Mario Monti. Anche le sinistre hanno infatti percepito che stava per nascere un governo figlio della sconfitta politica di Berlusconi, ma non della loro vittoria. Cerco di spiegarmi.

 

Il terremoto politico italiano nasce da un complesso conflitto geopolitico internazionale in una stagione che vede la fine della supremazia americana sul mondo dopo la fine dell’Unione sovietica (1991) e il successivo emergere di Paesi “forti” e in progressivo sviluppo che fino ad allora erano rimasti in secondo piano davanti al grande e predominante conflitto fra l’Est e l’Ovest del mondo, la cosiddetta “guerra fredda” (1945-1989). Poco importa in questa sede indicare gli attori e gli eventuali vincitori di questo complicato conflitto peraltro in corso, ma importa invece avere presente il quadro internazionale, che ci permette di intuire qualcosa anche di quanto accaduto in Italia.
Quello che è certo è la sconfitta, o comunque il difficile momento che stanno attraversando l’euro e gli Stati europei, o almeno alcuni e fra questi il nostro. L’Italia è stata così oggetto di un attacco speculativo internazionale sostenuto (o comunque non osteggiato) anche da governi che dovrebbero essere nostri alleati, come per esempio la Germania e soprattutto la Francia, che con la guerra in Libia è andata ben oltre  una conflittualità finanziaria.

A questo punto si inserisce l’odio ad personam accumulato contro Silvio Berlusconi da forze politiche e poteri forti a quasi vent’anni dalla sua discesa in campo.
Il resto è cronaca. Di fronte a pressioni inaudite il Presidente del consiglio ha scelto di dimettersi senza essere mai stato sfiduciato in Parlamento e poi di collaborare con il “governo del Presidente” guidato da Mario Monti. Vedremo che cosa accadrà nei prossimi giorni. L’alleato del Popolo delle libertà nella coalizione al governo, la Lega nord, ha scelto diversamente, neppure partecipando all’incontro rituale con Monti e annunciando la riapertura del Parlamento del Nord.

Entrambe le scelte hanno delle ragioni comprensibili. La scelta leghista denuncia come in questo frangente sia stata “sospesa” la democrazia reale e sostituita da un “governo del Presidente della Repubblica” che piace ai vertici dell’Unione Europea, anche se è vero che la Costituzione prevede la possibilità di quanto avvenuto. La Lega sceglie dunque di denunciare l’accaduto anche se con metodi discutibili, come quello del Parlamento del Nord, oggettivamente imbarazzante per qualsiasi parlamentare del centro-destra eletto dall’Emilia in giù.

Berlusconi e il Pdl sembrano aver fatto un altro ragionamento, quello di realizzare una tregua, condizionando il governo nascente in modo che non venga egemonizzato dalle sinistre e dal Terzo Polo: “Se volete i nostri voti in Parlamento – questo è il ragionamento – dovete tener conto anche del nostro pensiero nella costituzione e nelle scelte del nuovo governo”. Vedremo a breve se il ragionamento era fondato.

 

Su La Bussola sono già apparse diverse opinioni a proposito di questa scelta. Personalmente sabato scorso ero a Milano ad ascoltare Ferrara, Feltri e Sallusti e istintivamente avrei difeso l’eventuale scelta di Berlusconi per l’opposizione e dunque per lo scontro deciso con tutti i poteri italiani e non solo. Ma Berlusconi ha scelto diversamente. Probabilmente ha compreso che la partita era comunque perduta e si poteva soltanto cercare di limitare i danni.

 

Quello che però mi pare molto importante oggi è il futuro della creazione politica di Berlusconi, il Pdl. Sempre sulla Bussola abbiamo scritto del partito conservatore, delle sue caratteristiche, del fatto che non c’è mai stato nella storia politica italiana e che invece, in qualche modo, con mille difetti, proprio Berlusconi è riuscito a dargli vita a partire dal 1994, unendo insieme tutte le forze politiche che si riconoscono in alcuni valori fondamentali seppure partendo da filoni culturali diversi, ma in qualche modo legati all’identità italiana e ostili alle diverse ideologie della sinistra.

Questa creatura politica va salvaguardata a ogni costo perché per vent’anni ha costituito un argine contro il tentativo di introdurre una ulteriore aggressione alle radici cristiane dell’Italia, soprattutto per quanto riguarda la difesa dei principi non negoziabili. Per rendersene conto basta confrontare la nostra legislazione in tema di vita e famiglia con quelle dei principali paesi europei.

Mi sembra assolutamente fuorviante presentare Berlusconi come la sintesi di tutto il “soggettivismo etico” diffuso in Italia a partire dagli anni Sessanta, come scrive su La Stampa di ieri il sociologo Giuseppe De Rita. Il suo comportamento privato e il suo conclamato anarchismo rispetto ai valori non hanno certamente contribuito a farne un modello di uomo politico esemplare per chi, come noi, ha a cuore soprattutto la promozione dei principi non negoziabili. Ma De Rita può insegnare a tutti noi che bisogna distinguere la liberazione della società dall’invadenza dello Stato (il liberalismo proclamato e purtroppo non attuato da Berlusconi), dal soggettivismo etico, cioè dal rifiuto e dalla lotta contro l’esistenza di principi sorgivi per il bene comune e dunque non negoziabili. Attribuire anche questo a Berlusconi suona veramente paradossale.


 
(*)Articolo pubblicato nel numero odierno de “La Bussola Quotidiana”

Il Governo Monti

Riporto integralmente l’articolo odierno apparso su “La Bussola Quotidiana” scritto dal Direttore della Testata, Riccardo Cascioli. Va da sè che ne condivido in tutto e per tutto il contenuto. Il titolo originale è “Viva la tecnica” ed è una lucidissima analisi della delicata fase politica.(c.d.)


Alla fine è andata come noi non volevamo andasse. Invece che puntare subito alle elezioni anticipate anche il Pdl si è piegato al governo “tecnico”: incarico a Mario Monti, già oggi forse avremo i nomi dei ministri. Secondo le previsioni già oggi dovremmo vedere i primi effetti benefici della soluzione, con l’affievolirsi degli attacchi speculativi sull’Italia.

Rimane però il fatto che quella in cui siamo entrati è una fase di sospensione della democrazia, perché un governo viene praticamente imposto senza che sia mai stato votato dal popolo. partito popolare sturziano, don sturzo, sturzo e monti, il governo monti, la bussola quotidiana, il governo monti, mario monti, riccardo cascioli, politica, governo monti, viva la tecnica, cosimo de matteisLo dimostra il fatto che anche le forze politiche in Parlamento più ostili alla soluzione tecnica, alla fine hanno piegato la testa scendendo a più miti consigli.

 Ma soprattutto dobbiamo notare che alla base di questa soluzione alla crisi politica ci sono due menzogne enormi che meritano di essere messe in rilievo.

La prima è che un “governo tecnico” sia neutro, funzioni cioè come un idraulico o un elettricista: c’è un guasto, arriva il tecnico e lo aggiusta. In questo caso tra un tecnico e l’altro – a parte l’accuratezza del lavoro e il prezzo – non è che ci siano grandi differenze. Il guasto è quello, la strada per ripararlo è praticamente obbligata. Con il governo Monti ci si è comportati allo stesso modo, tanto è vero che nessuno gli ha chiesto nemmeno il programma, che cosa intenda fare, le forze in parlamento gli hanno dato il via libera prima ancora che proferisse una parola. Ma l’economia non è così: per il lavoro da fare un tecnico non vale l’altro, perché ogni scelta economica dipende da una visione dell’uomo, del lavoro, della società e perfino di Dio. Peraltro finora al ministero dell’Economia – in questo come nei governi passati – si sono sempre seduti dei “tecnici”, il che non ci ha impedito di arrivare sull’orlo del baratro. In effetti, non solo le scelte economiche dipendono da qualcosa che viene prima, ma c’è anche il fatto che l’economia non è una scienza esatta. Tanto è vero che nessun economista aveva previsto la crisi che oggi ci troviamo a vivere e basta dare un’occhiata a diversi giornali per capire quante idee diverse tra loro abbiano i cosiddetti “tecnici”.

Questo fatto rende ancora più grave la scelta al buio di un governo “tecnico” senza che si dica con chiarezza cosa si vuole fare, fosse anche la realizzazione pedissequa di quanto contenuto nella lettera della Bce.

La seconda menzogna è legata alla prima: è vero che la crisi economica è grave e certamente è sulla politica economica che si richiede la massima concentrazione, ma un economista a capo dell’esecutivo dà l’idea che l’economia sia praticamente l’unica occupazione vera del governo. Ma se Monti dovrà governare due anni,  ammesso che avrà pure successo in economia, cosa intende fare in materia di giustizia, di scuola, di bioetica, di sanità e così via? Il sospetto che con la scusa dei tecnici vengano fatte passare altre misure, in campi diversi dall’economia, che non sarebbero mai potute passare con il governo appena dimesso, è più che lecito. E anche se così non fosse resta un errore di prospettiva identificare l’attività di un governo con la sua politica economica. Per quanto l’economia sia importante essa non può occupare tutto l’orizzonte della nostra vita sociale.

Un ultimo aspetto ci conferma nella preoccupazione per questo passaggio: sabato abbiamo visto anche il volto peggiore dell’Italia, con manifestazioni di odio e violenza che dovrebbero farci vergognare di fronte al mondo ben più del bunga bunga. Purtroppo è un volto che periodicamente si manifesta nella nostra storia: probabilmente i mercati non ne terranno conto, ma di certo indica un atteggiamento davanti alla realtà più teso alla distruzione che alla costruzione.

 http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-viva-la-tecnica-3608.htm