La nascita del partito popolare di Sturzo

L’ingresso dei cattolici nella vita politica italiana significava attenzione pratica della lunga speranza di spiriti nobilissimi, che per un secolo avevano vagheggiato l’unione di patria e di fede.

Egli vedeva (…) l’attuazione di ciò che avevano sospirato gli altissimi spiriti di Alessandro Manzoni e di don Antonio Rosmini»[1].

Il partito che egli aveva in mente doveva portare nella nazione l’apporto politico aperto e dichiarato delle forze cattoliche, perché l’Italia fosse più salda e più forte, in clima di libertà politica e civile.

Non sembri che l’attuazione di questo progetto (la costituzione di un nuovo partito) sia un’operazione complessa e articolata sì, ma tutto sommato una normale vicenda nel quadro politico nazionale. Giustamente Mons. Paolino Stella fa notare quali e quante responsabilità si assumesse, in quella situazione storica, un sacerdote:

«Don Luigi Sturzo affrontò coraggiosamente le difficoltà e prese sulle spalle le gravi responsabilità (…). Di fronte all’oscura situazione politica, economica e sociale dell’Italia [Don Sturzo ed altri suoi fidati amici e collaboratori] si trovarono subito d’accordo sulla necessità di portare ad essa l’ausilio prezioso delle forze popolari Cristiane.

 A don Luigi Sturzo fu dato l’incarico di preparare la piccola costituente e l’appello da lanciare al paese»[2].

 

E’ a tutti noto tale appello “a tutti gli uomini liberi e forti”, indirizzato, per l’occasione, il 18 gennaio 1919 da una stanza dell’albergo  Santa Chiara in Roma, come ancora oggi ricorda una lapide ivi apposta.

 

Nasce così il partito popolare italiano. Non è compito di questo lavoro approfondire il discorso su un così vasto tema[3]. Tuttavia citiamo due brevi ma significativi giudizi dati all’evento. Gramsci:«il costituirsi dei cattolici in partito politico è il fatto più grande della storia italiana del XX secolo»[4], e lo storico Federico Chabod:«l’avvenimento più notevole e tipico della storia italiana»[5].

         Da dire che don Luigi Sturzo non si presentò mai come candidato al Parlamento. Forte e leale avversario di ogni forma di dittatura egli avvertì, prima di molti altri, il grave pericolo del movimento fascista che allora si andava formando.

         Mussolini da parte sua prese ad avversarlo fortemente e pericolosamente. Don Sturzo fu minacciato persino di morte e dovette nascondersi. Era divenuto, ora più che mai, scomodo. Stavano per aprirsi per lui “le porte” del lungo e doloroso esilio.

         Riguardo alla paternità di questa decisione è rimasta, si può dire, un’aura d’incertezza, venata ancora oggi di una certa faziosità. Certo è che, se è vera, l’ipotesi di una volontà precisa del Vaticano di “togliersi di torno” un personaggio scomodo in vista dell’ “abbraccio mortale” col fascismo, è altrettanto vera l’implicita ammissione di non aver visto bene (di aver sbagliato, insomma) su don Luigi Sturzo nel momento stesso in cui essa, la Chiesa, lo riconosce e lo proclama come Servo di Dio – poi Venerabile, Beato, ecc. – insomma lo indica come modello di vita totalmente orientata al Vangelo di Gesù  Cristo.




[1] P. STELLA, op. cit., pp. 98-99.

 

[2] P. STELLA, op. cit., p. 99.

 

[3] Per un adeguata conoscenza della storia del Partito Popolare si possono consultare (anche per le utilissime note biografiche) fra gli altri: G. DE ROSA, Il Partito Popolare Italiano, Laterza, Roma – Bari, 1988; il terzo volume della Storia del movimento cattolico in Italia (Opera diretta da F. MALGERI), Popolarismo e sindacalismo cristiano nella crisi dello stato liberale, Il Poligono Editore, Roma, 1980. (Oltre, naturalmente, ai volumi citati in precedenza e relative note bibliografiche).

 

[4] A. GRAMSCI, I Cattolici Italiani, in “Avanti!”, edizione piemontese, 22 dicembre 1918.

 

[5] Citato da G. CAPUTO, La «laicità» del sacerdote Sturzo. L’enigma popolare, in “Studi Cattolici”, anno XIV, febbraio 1972, n. 132, p. 94.