A TUTTI I CATTOLICI CHE ANCORA “CREDONO” NEL TERZO POLO

Riporto, senza commenti, questa notizia dal sito dell’ansa:

Terzo polo: Della Vedova contro Chiesa

(ANSA) – ROMA, 29 GEN – Benedetto Della Vedova, di Futuro e liberta’, apre un fronte polemico con i cattolici dal palco del terzo polo a Todi. Della Vedova, che viene dal Partito radicale, ha attaccato la Chiesa sul terreno dei temi etici, che i cattolici giudicano non negoziabili. Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc, risponde che ha sbagliato i suoi calcoli chi pensa che il nuovo polo possa contribuire alla scristianizzazione della societa’. All’assemblea di Todi non partecipa oggi Gianfranco Fini, che e’ ammalato.
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La politica come luogo educativo

La politica può essere una sede idonea a trasmettere messaggi educativi. Ciò, naturalmente, a determinate condizioni: è fin troppo evidente – e non sembri banale il ribadirlo – che tali condizioni (l’onestà, la moralità, la tensione all’autentico bene comune) non sussistono nell’odierno quadro politico-amministrativo[1] , salvo sporadiche e lodevoli eccezioni.Quando, però, ci troviamo di fronte a personaggi di indubbia moralità, radicati nella onestà più cristallina e trasparente, allora il discorso cambia.

 

     Luigi Sturzo ha incarnato questa situazione di impegno leale e disinteressato (nel senso di interesse per il bene comune e non per il proprio tornaconto).

     Prima ancora di pensare al grande statista di portata internazionale, si pensi all’intenso operato nel piccolo ambito della  natia Caltagirone. Abbiamo già ampiamente parlato, in altri articoli di questo sito, della vasta attività amministrativa svolta tra il 1905 e il 1920 come pro-sindaco del centro siciliano. Fin da tali prime esperienze locali è possibile individuare l’afflato educativo, ovvero di autentica promozione umana, svolto – ad esempio – nei confronti degli agricoltori calatini .

      Né possiamo dire di essere i primi (men che meno gli unici) a cogliere questa dimensione del pensiero e dell’opera sturziana.          Già nel 1981 l’italo-americano Alfred Di Lascia intitola “La pedagogia della politica” un capitolo del suo denso studio su don Sturzo  in cui viene rivelata la valenza socio-educativa del pensiero sturziano e, con una sorprendente coincidenza rispetto all’idea di Colonna della società educante, così scrive: «il pluralismo democratico di Sturzo richiede che a nessuna istituzione, a nessun agente, a nessuno strumento possa esser permesso di raggiungere un controllo esclusivo (monistico) ; donde la sua vigorosa insistenza su un  insieme sanamente articolato di istituzioni, di funzioni e di poteri separati eppure reciprocamente rapportuali ; né può alcuna istituzione rivendicare una sensibilità totale monopolizzando il processo teleologico -pedagogico»[2].

 

     Quello che vogliamo mettere in particolare evidenza è l’impegno profuso da Sturzo in tale direzione: l’agire politico finalizzato  davvero al bene comune, al miglioramento delle condizioni di vita, ad un autentico sviluppo della persona che non può assolutamente prescindere dalla dimensione soprannaturale.

     Don Sturzo, pertanto, guarda alla coscienza, punta alla coscienza: «L’appello alla coscienza è una costante nel pensiero di Sturzo, e il suo desiderio di realizzare una trasformazione di coscienza, è sovrano.

      Tuttavia, dato che gli storici politici (forse per opzione metodologica) tendono a trascurare o a sottovalutare le complessità della coscienza mentre coloro che hanno scritto su Sturzo e le sue teorie politiche tendono a dare insufficiente attenzione ai presupposti filosofici, siamo ancora una volta, per cosi dire, spinti a sottolineare l’interazione, nel pensiero di Sturzo, dell’esistenza pedagogica (coscienza) e la pressione pratica (politica); dell’aspettativa ideologica (teoretica) e la richiesta tattica (pratica); del valore trascendente (morale -teoretico) e l’atto immanente (pratico-concreto).

      La costanza dell’appello alla coscienza può esser confermata da una accurata lettura degli scritti di Sturzo dopo il suo ritorno in Italia nel 1946, e specialmente durante gli anni ’50 »[3].

   La coscienza, quindi. E non si riferisce (Sturzo, e noi con lui) ad una generica  “coscienza collettiva” come alcuni pure sostengono, bensì alla singola coscienza di ogni persona, la coscienza individuale. Così scrive, in proposito, Giuseppe Catalfamo: «Per Durkheim, com’è noto, la morale, il diritto, la religione, la politica sono una proiezione della “coscienza collettiva”, che è propria di ogni gruppo sociale e, di conseguenza, risolutiva  sé della coscienza individuale.

       E qui sta l’errore. Se è vero, infatti, che ci sono modi di pensare comuni ad una molteplicità di individui che hanno vincoli di razza, nazione, cultura, tradizione, insediamento, è vero anche, e in modo innegabile, che la coscienza individuale persiste indistruttibile, ancorché in determinate circostanze possa non avere  la possibilità di esprimersi in opposizione alla coscienza di gruppo.

      E se esiste ed è incancellabile la coscienza individuale, esistono i rapporti ab nomine ad hominem , come rapporti da coscienza a coscienza, indipendentemente dal fatto di appartenere ad un gruppo»[4].

 




[1] H. A. CAVALLERA, La costruzione del domani. L’educazione politica, Edizione Milella, Lecce, 1984, pp. 155-159.

 

[2] A.DI LASCIA, Filosofia e storia in Luigi Sturzo, Edizioni Cinque Lune-Istituto Luigi Sturzo, Roma, 1981, p.351.

 

[3] Ivi.,p.354

 

[4] G. CATALFAMO, Fondamenti di una pedagogia della speranza , Editrice La Scuola, Brescia, 1986, pp. 101-102

Nasce INIZIATIVA RESPONSABILE. Vedremo.

E’ nato IR, Iniziativa Responsabile. E’ un gruppo di parlamentari provenienti dal gruppo misto nato in sostengo all’esecutivo Berlusconi.

La formalizzazione del gruppo avverrà nel pomeriggio con una lettera alla presidenza della Camera. Al momento si tratta di venti parlamentari, il numero minimo per formare un gruppo in Parlamento, il cui capogruppo dovrebbe essere Luciano Sardelli di Noi-Sud. Al suo interno, i 12 parlamentari di Noi Sud e dei Popolari per l’Italia di domani, tre ex di Futuro e libertà ( (Silvano Moffa, Maria Grazia Siliquini, Catia Polidori), i 3 del movimento di responsabilità nazionale (Massimo Calearo e Bruno Cesario, ex Api e il medico siciliano Domenico Scilipoti) e infine l’ex Udc Francesco Pionati e Maurizio Grassano.

Non hanno aderito due membri del gruppo misto, Gianpiero Catone, uscito anche lui da Fli, e il repubblicano Francesco Nucara. Anche se altre fonti danno per certa l’adesione di Catone ed acora possibile quella di Nucara. In tal caso il neogruppo parlamentare conterebbe 22 persone.

La nascita del partito popolare di Sturzo

L’ingresso dei cattolici nella vita politica italiana significava attenzione pratica della lunga speranza di spiriti nobilissimi, che per un secolo avevano vagheggiato l’unione di patria e di fede.

Egli vedeva (…) l’attuazione di ciò che avevano sospirato gli altissimi spiriti di Alessandro Manzoni e di don Antonio Rosmini»[1].

Il partito che egli aveva in mente doveva portare nella nazione l’apporto politico aperto e dichiarato delle forze cattoliche, perché l’Italia fosse più salda e più forte, in clima di libertà politica e civile.

Non sembri che l’attuazione di questo progetto (la costituzione di un nuovo partito) sia un’operazione complessa e articolata sì, ma tutto sommato una normale vicenda nel quadro politico nazionale. Giustamente Mons. Paolino Stella fa notare quali e quante responsabilità si assumesse, in quella situazione storica, un sacerdote:

«Don Luigi Sturzo affrontò coraggiosamente le difficoltà e prese sulle spalle le gravi responsabilità (…). Di fronte all’oscura situazione politica, economica e sociale dell’Italia [Don Sturzo ed altri suoi fidati amici e collaboratori] si trovarono subito d’accordo sulla necessità di portare ad essa l’ausilio prezioso delle forze popolari Cristiane.

 A don Luigi Sturzo fu dato l’incarico di preparare la piccola costituente e l’appello da lanciare al paese»[2].

 

E’ a tutti noto tale appello “a tutti gli uomini liberi e forti”, indirizzato, per l’occasione, il 18 gennaio 1919 da una stanza dell’albergo  Santa Chiara in Roma, come ancora oggi ricorda una lapide ivi apposta.

 

Nasce così il partito popolare italiano. Non è compito di questo lavoro approfondire il discorso su un così vasto tema[3]. Tuttavia citiamo due brevi ma significativi giudizi dati all’evento. Gramsci:«il costituirsi dei cattolici in partito politico è il fatto più grande della storia italiana del XX secolo»[4], e lo storico Federico Chabod:«l’avvenimento più notevole e tipico della storia italiana»[5].

         Da dire che don Luigi Sturzo non si presentò mai come candidato al Parlamento. Forte e leale avversario di ogni forma di dittatura egli avvertì, prima di molti altri, il grave pericolo del movimento fascista che allora si andava formando.

         Mussolini da parte sua prese ad avversarlo fortemente e pericolosamente. Don Sturzo fu minacciato persino di morte e dovette nascondersi. Era divenuto, ora più che mai, scomodo. Stavano per aprirsi per lui “le porte” del lungo e doloroso esilio.

         Riguardo alla paternità di questa decisione è rimasta, si può dire, un’aura d’incertezza, venata ancora oggi di una certa faziosità. Certo è che, se è vera, l’ipotesi di una volontà precisa del Vaticano di “togliersi di torno” un personaggio scomodo in vista dell’ “abbraccio mortale” col fascismo, è altrettanto vera l’implicita ammissione di non aver visto bene (di aver sbagliato, insomma) su don Luigi Sturzo nel momento stesso in cui essa, la Chiesa, lo riconosce e lo proclama come Servo di Dio – poi Venerabile, Beato, ecc. – insomma lo indica come modello di vita totalmente orientata al Vangelo di Gesù  Cristo.




[1] P. STELLA, op. cit., pp. 98-99.

 

[2] P. STELLA, op. cit., p. 99.

 

[3] Per un adeguata conoscenza della storia del Partito Popolare si possono consultare (anche per le utilissime note biografiche) fra gli altri: G. DE ROSA, Il Partito Popolare Italiano, Laterza, Roma – Bari, 1988; il terzo volume della Storia del movimento cattolico in Italia (Opera diretta da F. MALGERI), Popolarismo e sindacalismo cristiano nella crisi dello stato liberale, Il Poligono Editore, Roma, 1980. (Oltre, naturalmente, ai volumi citati in precedenza e relative note bibliografiche).

 

[4] A. GRAMSCI, I Cattolici Italiani, in “Avanti!”, edizione piemontese, 22 dicembre 1918.

 

[5] Citato da G. CAPUTO, La «laicità» del sacerdote Sturzo. L’enigma popolare, in “Studi Cattolici”, anno XIV, febbraio 1972, n. 132, p. 94.