una proposta

Gentili amici che seguite questo sito/blog,

come forse saprete c’è, su facebook, una “pagina” dedicata a Don Luigi Sturzo

(questo il link : http://www.facebook.com/pages/DON-LUIGI-STURZO/162430941148?ref=mf , ma potete accedere anche cliccando sull widge in alto a destra).

Ebbene, nel farvi partecipe della notevole crescita di fan (oltre ottocento in poche settimane, molti dei quali caltagironesi ma anche stranieri!)volevo riproporvi pari pari un intervento -comparso in bacheca: tutti possono liberamente scrivere- ed i commenti che son seguiti.

Tutto parte dalla seguente proposta postata dal dottor Biagio Pace (calatino ma fiorentino d’adozione, se ho compreso bene):

perchè non progettare di rimontare la stanza del Municipio che Don Sturzo occupò da Prosindaco? La sala è lì ed i mobili sono nella sala dei messi. Si aggiunga qualche foto, un busto, alcuni documenti autografi ed il gioco è fatto! Sarebbe un omaggio dovuto ed un’attrazione in più che certamente non guasterebbe…”

ed io così ho risposto: “Ciò rientra
-essenzialmente-
nelle eventuali volontà degli attuali amministratori Calatini.
Sturzo lo merita senzaltro.
Ma, credo, che se potesse “scegliere”..

fra il creare l’ennesimo museo
(attrazione???)
e far si che i suoi concittadini
-invece di riesumare la defunta e maleodorante diccì-
si muovessero in direzione di un AUTENTICO
popolareismo liberale

io credo che Lui vorrebbe quest’ultima cosa.”

Il dottor Pace, garbatamente e per nulla seccato dal mio tono un pò forte, replicava:

“concordo. Sturzo, però, è stato amministratore di questa città ed in quel ruolo ha profuso le sue energie testando sul campo le sue intuizioni. Credo che non si tratterebbe dell’ennesimo museo ma di un omaggio doveroso al Nostro”

Mentre io provaro a rimediare alla mia impetuosa risposta (“Gentile Biagio,
ammetto di esser stato “duretto” nella mia umile risposta.
E tuttavia, ribadisco: certo che lo merita.
E anzi: spero di tornar presto a Caltagirone in tal senso”) interveniva anche il gentilissimo Salvatore Cardello-calatino anch’esso-

“Credo che sia il minmo da fare,almeno per scontare in parte il torto fatto a don Luigi nel 1996 quando, con spirito di parte e di partito, si assegnava il prestigioso Premio Stuzo ad Antonio Bassolino. Caltagirone non dimentica le minchiate fatte nel pasato!”

Di fronte a cotanta stima -MERITATISSIMA- verso il Servo di Dio non trovo altro che rilanciare su questo sito la proposta. Certo sarebbe una utile iniziativa e l’ennesima dimostrazione di gratitudine dei calatini verso il loro illustre concittadino. A tal proposito vorrei rimarcare la massiccia partecipazione di caltagironesi alla citata “pagina” di facebook

I luoghi dell’educazione.

piazza luigi sturzo, caltagirone.jpg 

Pare assodato, in molti ambiti della riflessione pedagogica, che l’educazione è ovunque.

Fermo restando che questo può apparire uno slogan (e non è inverosimile che venga usato come tale,in modo vagamente demagogico o addirittura ideologizzato)

è innegabile che sarebbe fuori dalla realtà circoscrivere l’azione educativa alla scuola

e pochi altri settori prescritti e tassativamente indicati.

La distinzione fra luoghi intenzionali e luoghi non intenzionali

(una distinzione “classica”, un poco “artificiosa” ma,tutto sommato, valida e chiara)

è un buon punto di partenza per addentrarci nel vasto campo dei luoghi dell’educazione.

L’educazione, quindi, è ovunque ma: 

a) non sempre (e non in tutti i luoghi) vi è intenzionalità educativa;

b) non sempre (e non in tutti i luoghi) vi è educazione professionale. 

 

Si potrebbe aggiungere anche la distinzione fra spazi educativi e clima educativo, e parimenti introdurre la questione riguardo la presenza o meno di una programmazione .

Tuttavia questo discorso sarebbe molto lungo, ci porterebbe lontano e non è detto che l’approdo sarebbe  chiaro e “pacifico”. Fermiamoci, pertanto, alla distinzione fra luoghi intenzionali e luoghi non intenzionali.

      Ora, è evidente che ci interessano maggiormente questi ultimi ( i luoghi dell’educazione non intenzionali) poiché, in  questa sede, ci stiamo occupando di un uomo che non fu educatore “di professione”, bensì di un sacerdote che, per di più, si è occupato di politica praticamente lungo tutto l’arco della sua vita.

(nella foto:piazza Luigi Sturzo e l’omonima Galleria, Caltagirone)

Iniziative di Novembre dell’Anno Sturziano

Prosegue l’ Anno Sturziano (felicemente coincidente con l’Anno sacerdotale voluto dal Papa) e si susseguono gli incontri,le celabrazioni, i convegni e le iniziative varie organizzate un pò in tutta Italia. Dalla apertura (avvenuta a Caltagirone l’8 agosto scorso, 50° Anniversario del Dies Natalis) son già trascorsi oltre tre mesi e si annunciano altre iniziative.

Ecco una sintetica elencazione dei prossimi appuntamenti di cui abbiam notizia:

Giovedì 19 Novembre  a R O M A    Presentazione del libro “IL PENSIERO ECONOMICO di Luigi Sturzo” curato da Giovanni Palladino (www.centrosturzo.net ) Piazza Venezia 11, V piano – ore 18,00 (Organizzato dall’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari. Parteciperanno:Gaspare Sturzo, Gianfranco Fabi e il curatore del libro)

Venerdì 20 novembre, a M I L A N O  si terrà la “FESTA STURZIANA”, Organizzata dal Gruppo MEPI(www.gruppo-mepi.org ). Si svolgerà dalle 15 alle 18 presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Lombardia.

Ed infine, ancora a  R O M A , nei giorni 26 e 27 novembre , l’Istituto Luigi Sturzo organizza ilConvegno di studio per il 50° anniversario della morte di Luigi Sturzo(Nel corso del convegno verrà presentato il sito web www.luigisturzo.it)

SEGRETERIA SCIENTIFICA ED ORGANIZZATIVA

ISTITUTO LUIGI STURZO

Palazzo Baldassini – Via delle Coppelle, 35 Roma

Fra i partecipanti: Francesco Malgeri, Eugenio Guccione, Stefano Folli, Mario d’Addio, Salvatore Martinez, Ugo De Siervo. 

 

 

 

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Le parole sturziane sull’educazione

DON LUIGI STURZO.jpgE’ datato il giorno dell’Immacolata (8 Dicembre 1900) il primo intervento significativo  di Luigi Sturzo –all’epoca giovane sacerdote, neppure trentenne- attorno al problema dell’educazione, più precisamente riguardo la istruzione delle masse popolari; in particolare delle classi lavoratrici : «il popolo nella parte tecnica non  ha l’istruzione professionale dovuta, anzi, col regime attuale degli studi, spesso si dà ai giovani operai l’occasione di divenire degli spostati.»[1]

 

      Ed è significativo, anche, che si tratti del primo scritto di un certo rilievo che Sturzo pubblica: si può dire, quindi, che il pensiero all’educazione e all’istruzione del popolo è presente fin dall’inizio della sua opera.

Ci troviamo in anni particolarmente attivi e fertili per il Sacerdote di Caltagirone: la promulgazione, nel 1891, dell’Enciclica Rerum Novarum [2] aveva rappresentato uno stimolo, formidabile ed ispirato, all’interno del mondo cattolico ( ed una vasta eco anche all’esterno di esso).

 

      Don Luigi Sturzo inizia (meglio: prosegue) la sua attività fra Roma e la natìa Caltagirone. Di quegli stessi anni è pure l’incontro con Romolo Murri (1870-1944)[3] e con la rivista “La Cultura Sociale” fondata e diretta dallo stesso Murri.  Prima ne fu attento lettore, quindi divulgatore nella sua Sicilia e infine attivo collaboratore.

Nel 1901 Sturzo pubblica L’organizzazione di classe e le unioni professionali proprio per la casa editrice dello stesso Murri, ossia la Società Italiana Cattolica di Cultura, dal quale volume abbiamo preso quelle frasi in apertura di capitolo, che palesano l’interesse sturziano per i temi della educazione e della formazione e che tale interesse è presente, perciò, fin dall’inizio nell’opera e nel pensiero sturziano

 




[1]  L. STURZO, L’organizzazione di classe e le unioni professionali, Società Italiana Cattolica di Cultura, 1901 ; ora in  L. STURZO, Sintesi sociali, Zanichelli, Bologna, 1961, p. 150

 

[2]     Il Sommo Pontefice allora regnante, Leone XIII (1810-1903), promulgò il noto Documento il 15 maggio 1891. Sinteticamente, si può dire che esso consti di due parti: una, per cosi dire, pars destruensIL SOCIALISMO, FALSO RIMEDIO”, e la corrispettiva pars costruens “IL VERO RIMEDIO: L’UNIONE DELLE ASSOCIAZIONI”. Giova qui ricordare che il rimedio,che si cercava di individuare, era riferito alla nota “questione sociale”.

 

[3]     Del sacerdote marchigiano “irrequieto” ed alquanto ribelle abbiamo gia parlato : qui,oltre a rinviare al suo maggiore studioso e biografo Lorenzo Bedeschi, Murri, Sturzo, De Gasperi, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi),1994 , ricorderemo che Don Romolo Murri fu impegnato in primo piano nell’ambito sociale e politico.

          Fu il teorico di quella “Democrazia Cristiana” che ispirerà tanti,fra cui lo stesso Sturzo e piu tardi Alcide De Gasperi. Non si può far a meno di ribadire la sua diversità di vedute con la Santa Sede: più volte richiamato all’ordine, Murri disobbedì e prosegui per la sua strada. Inevitabile giunse la scomunica.

          Romolo Murri, è bene dirlo,  si riconciliò con Santa Madre Chiesa solo sul letto di morte. E’ opportuno, in questa sede, ribadire che Don Luigi Sturzo prese subito le distanze dal prete marchigiano, pur continuando a pregare per lui e per il suo ritorno alla Chiesa Cattolica.

 

Noi siamo sturziani, non democristiani.

trinacria 068.jpgIl chiarimento è necessario: Sturzo ha duramente ammonito la diccì con tutte le sue forze(ricevendo da costoro indifferenza o peggio). Ed erano critiche giuste, sacrosante. Nessuno si appropri indebitamente di Sturzo, tantomeno chi dice di rifarsi alla DC

cosimo de matteis

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